CERAMI

Cerami è un piccolo paese della provincia di Enna, situato sui monti Nebrodi a 970 m s.l.m. Il  Territorio del  Comune si  sviluppa  nel  settore  più  settentrionale del bacino del Fiume Simeto. e si insinua, a nord,  Nord-ovest,   fra  i  territori  dei  Comuni  di  Mistretta,  Capizzi  e  Cesarò,  appartenenti  alla Provincia  di  Messina,  ed  a  sud,  sud-est,  nei  Comuni  ennesi  di  Nicosia,  Troina  e  Gagliano  Castelferrato.

Come il resto della Sicilia è stato oggetto di molte dominazioni, ognuna delle quali ha lasciato una traccia del suo passaggio. Tuttavia è quella Normanna che dona lustro a questa cittadina, infatti, come narra Goffredo Malaterra, nel 1063 diventa teatro della “Battaglia di Cerami” . Nell’estate del 1063 africani, arabi e siciliani decisero di costituire un numerosissimo esercito per dichiarare guerra al Gran Conte Ruggero I. Si narra che egli, avvisato di quello che stava per accadere, si recò con il suo esercito in prossimità del fiume Cerami. Per tre giorni e tre notti entrambi gli schieramenti si osservarono a vicenda senza che nessuno si facesse avanti, così Ruggero decise di tornare a Troina. Il quarto giorno avvisato dell’avanzata dei nemici, Ruggero decise di mandare il nipote Serlone che con soli 36 soldati mise in fuga circa 3000 uomini senza aspettare l’arrivo dello zio. Il Gran Conte giunto a Cerami, cercò di raggiungere i nemici nonostante le opposizioni del suo esercito. Dopo essersi confessati con i sacerdoti e incoraggiati dall’apparizione di San Giorgio, protettore dei cavalieri, attaccarono gli arabi ottenendo la vittoria. Fu una vittoria importantissima per la conquista dell’intero Val Demone. In occasione della vittoria, Il Gran Conte inviò a papa Alessandro II parte del bottino di guerra sottratto ai nemici e tre cammelli; il Papa, invece, l’assoluzione dei peccati a Ruggero e a quanti lo avevano sostenuto.  Il Gran Conte riconoscente a San Giorgio per l’aiuto ricevuto, fece edificare in suo onore la cappella Palatina e donò a  Serlone il controllo di Cerami.

 

LE CHIESE PRINCIPALI

Il culto religioso a Cerami è sempre stato il fulcro della vita degli abitanti, alle origini per gli dei pagani, successivamente per i Santi.

CHIESA MADRE

È intitolata al patrono del paese Sant’Ambrogio il cui culto a Cerami arriva con il lombardi. La costruzione della chiesa attuale si fa risalire al 1455. Ha pianta basilicale a tre navate ma dall’esterno da l’impressione di averne cinque. La facciata, un tempo decorata con rilievi in pietra e colonne, è stata oggetto di rifacimento all’inizio del secolo scorso conferendole un aspetto semplice e austero interrotto dalla nicchia in cui è collocata la statua del santo titolare. All’interno sono da notare le statue in pietra dei santi Pietro e Paolo che rivolgono lo sguardo al fedele che entra dal portone centrale, l’artistica statua lignea di san Michele scolpita dal gangitano Filippo Quattrocchi e una piccola Madonna col Bambino in marmo attribuibile alla scuola del Gagini.

 

CHIESA SAN SEBASTIANO (protettore del paese)

Costruita nella prima metà del XVII secolo nel giardino della famiglia Rosso, principi di Cerami, il cui stemma è visibile sulla facciata, a seguito della distruzione della piccola chiesa di Porta Umbria. La facciata è ricca di decorazioni fitomorfe a rilievo, con quattro colonne e due statue in pietra che raffigurano l’allegoria della fede e quella della Fortezza. All’interno è visibile il simulacro ligneo di S. Sebastiano, il crocifisso e l’immacolata in cartapesta, due tele raffiguranti il martirio di S. Stefano e i santi Cosma e Damiano e, infine, il fercolo dorato usato per la processione.

 

ABBAZIA SAN BENEDETTO

Edificata tra il 1720 e il 1740 era annessa al convento di clausura dell’ordine benedettino femminile, soppresso nel 1866. L’attuale facciata è stata ricostruita nel secondo dopoguerra a seguito dei bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale. All’interno sono ancora visibili le tracce della clausura: le gelosie per partecipare alle celebrazioni, il comunichino per ricevere l’Eucarestia e la ruota per il passaggio di alimenti, medicine e qualsiasi altra necessità. Tra le opere che la chiesa conserva è da evidenziare la preziosa tavola quattrocentesca raffigurante la ‘‘Virgo Lactans’’, alla quale un miracoloso ritrovamento conferisce il nome di S. Maria di Lavina. Inoltre sono presenti un crocifisso ligneo con gli affreschi dei dolenti, una tela dell’Assunta dipinta da Rapisarda nel 1845, e due tele settecentesche raffiguranti i santi Benedetto e Scolastica e una pietà con S. Gertrude. Unicità di questa chiesa sono gli altari in marmi policromi dei quali quello maggiore presenta un bassorilievo di S. Benedetto.

 

CHIESA DELLE ANIME DEL PURGATORIO E DI S.GIUSEPPE

Fondata nel 1740 fu sede della confraternita femminile del Terz’Ordine Francescano. Nell’altare centrale, racchiuso da due semicolonne tortili, è situata una tela raffigurante S. Giuseppe che indica alle anime pugnati la via della salvezza, cioè il Bambino tenuto in braccio dalla Madre. Nella volta dell’abside sono presenti tre affreschi monocromatici di un angelo, delle anime del purgatorio e della sacra famiglia. Nelle pareti laterali quattro statue in cartapesta raffigurano S. Francesco d’Assisi, S. Pasquale Baylon, la Pietà e Cristo alla colonna.

 

CHIESA MADONNA DEL CARMELO

La fondazione, insieme al convento, risale al 1530 quando i carmelitani arrivano per la prima volta a Cerami. Ingrandita e modificata nei secoli oggi si presenta in un'unica navata e con il convento trasformato in scuola elementare. Inizialmente era intitolata a Maria Annunziata. La facciata presenta un portale barocco con quattro semicolonne, bassorilievi floreali e quattro figure tra cui sono riconoscibile i santi Pietro e Paolo. La chiesa custodisce un crocifisso ligneo scolpito da Fra’ Umile da Petralia nel 1639 e un affresco raffigurante la gloria di Maria con gli arcangeli.

 

SANTUARIO MADONNA DELLA LAVINA

Si trova fuori dal centro abitato dove è avvenuto il miracoloso ritrovamento della tavola conservata all’abbazia. Meta di pellegrinaggi da secoli, ne racconta i festeggiamenti anche il Pitrè. La chiesa aveva un soffitto a capriate lignee e affreschi raffiguranti le scene del ritrovamento purtroppo andati perduti durante i conflitti bellici. Oggi dopo i lavori di rifacimento del 2002, risulta impreziosita da sei dipinti di importanti artisti contemporanei appartenenti al movimento definito della Pittura Colta, tra cui il locale Cesare di Narda e il romano Alberto Abate. Nell’altare vi è collocato un dipinto su ardesia dei primi del ‘600 di Antonio Pietro Novelli, padre del più celebre Pietro detto il Monrealese che raffigura la Madonna che allatta.

 

MANIFESTAZIONI FOLKLORISTICHE E RELIGIOSE

Cerami, è ricco di festività religiose, quasi tutte concentrate nel periodo estivo, da maggio a settembre. Fanno eccezione le ricorrenze di calendario di Sant'Antonio Abate, San Sebastiano e San Biagio, in quanto la processione con l'uscita del simulacro viene fatta coincidere con il periodo estivo.

 

“U CIRCU”

17 e 20 gennaio, 3 febbraio, in occasione delle ricorrenze di calendario di Sant'Antonio Abate, San Sebastiano e San Biagio. La manifestazione prevede che “U circu”, una campana formata da rami di alloro e rivestita di “cuddure” (pane a forma di ciambella) e arance, viene appesa con delle funi nella piazza antistante la rispettiva Chiesa e sollevata in modo che le persone si possono aggrappare per staccare pane e arance. A segnare “la calata” del circo il rullo dei tamburi e  il lancio dal campanile di caramelle avvolte in fazzoletti di stoffa.

 

SETTIMAN SANTA

Il periodo che precede la Santa Pasqua, è caratterizzato dai riti della Settimana Santa, dove particolarmente suggestivi sono le "Quarantore", in cui si adora il Santissimo Sacramento con canti in latino e in dialetto ceramese, accompagnati da un coro di lamenti, caratteristici e tipici nel genere;  canti popolari che esprimono il senso di dolore e di strazio della Passione. Oltre alle comuni  funzioni religiose allietate da questi canti e da evidenziare la Messa in Coena Domini a cui partecipano le 4 Confraternite con i tradizionali abiti, le insegne colorate e tamburi i quali al momento dell’arrivo in Chiesa suonano a “festa” mentre dopo la celebrazione suonano con un timbro più cupo segnando l’inizio del triduo pasquale. La stessa sera le Confraternite sfileranno per le vie del paese con le insegne colorate ma senza abito per visitare i “Sepolcri”. Il Venerdì ritroviamo le confraternite in un corteo lungo il paese con le insegne di colore nero e il tradizionale “coppo” ( una torcia con un paravento in carta ) ad accompagnare i simulacri del Crocifisso, dell’Addolorata e del Cristo nell’urna. La processione è caratterizzata dai tipici canti popolari e dal suono delle “troccole” (uno strumento in legno con un tamburo dentato su cui ruota una linguetta).

 

SAN MICHELE

Penultimo sabato di maggio. Come tutte le feste ceramesi la processione è preceduta da 9 giorni di Sante Messe detta “novena”.  La processione comincia dalla Chiesa Madre all’arrivo delle 4 Confraternite con gli abiti tradizionali e i alcuni devoti  portano a spalla l’artistico simulacro che raffigura l’Arcangelo. Durante il percorso si può assistere alla “Bippìta” cioè l’offerta di biscotti con la tipica forma a “S” e vino.

 

‘‘ U ‘NCUANTRU ‘’

Prima domenica di luglio. Protagonista di questa festa  è l’incontro tra la Madonna e San Giuseppe. La processione parte dalla chiesa madre con il simulacro di S. Michele seguito da quello di S. Giuseppe fino all’incrocio denominato “cintimulu”. Qui il simulacro di S. Giuseppe si ferma mentre quello di s. Michele procede verso l’abbazia dove si trova la tavola della Madonna ed entrambi scendono verso lo stesso incrocio. Qui Maria e Giuseppe, in presenza dell’Arcangelo, si “incontrano” con 3 inchini accolti dall’applauso dei fedeli.   Probabilmente l’origine di questa particolare tradizione è da ricercarsi nel brano del Vangelo di Matteo in cui Giuseppe, turbato dalla gravidanza di Maria, riceve in sogno un Angelo che lo rassicura e gli annuncia il progetto divino.  

 

SANT’ANTONIO ABATE

Ultima domenica di luglio. I festeggiamenti iniziano il sabato mattina con la tradizionale cavalcata che dalla chiesa di Sant’Antonio Abate raggiunge il cosiddetto “timpone” dove i cavalieri rendono omaggio presso l’edicola del Santo. Dopo la distribuzione di biscotti e vino, il corteo ritorna in paese verso contrada San Leonardo dove vengono distribuiti pane e formaggio. La sfilata termina nella chiesa di partenza. La sera del sabato vi è la Processione della reliquia del Santo  per le vie del paese. La domenica mattina e il pomeriggio viene portato in processione il simulacro posto su un fercolo dorato e trasportato a spalla.

 

MADONNA DEL CARMELO

Seconda domenica di agosto . Vengono portati in processione il simulacro della Madonna e di San Simone Stock. Particolare da notare che oltre alle quattro Confraternite vede la partecipazione delle Consorelle del Carmine con il caratteristico abito. La festa viene preceduta, sabato sera, dalla processione della Reliquia di San Simone.

 

SAN SEBASTIANO

27-28 Agosto. I festeggiamenti iniziano il sabato mattina con la tradizionale cavalcata e “a ‘ntrata o lauru” cioè l’offerta di una “bandiera” formata con i rami di alloro che viene offerta al Santo. Il corteo parte dalla Chiesa verso contrada San Leonardo dove vengono distribuiti pane e formaggio dopodiché ritorna in Chiesa. La sera del sabato vi è la processione della reliquia del Santo per le vie del paese. La domenica mattina e il pomeriggio viene portato in processione il simulacro posto su un fercolo dorato e trasportato a spalla, al quale si attaccano i “lazzuna” corde decorate con fiocchi colorati, campanelli e i tipici “giummi” (una  sorta di nappina) di lana.

MADONNA DELLA LAVINA

7 e 8 settembre. Il culto della madonna della lavina è molto radicato nel territorio, infatti nei giorni che precedono la festa numerosi pellegrini raggiungono a piedi il santuario dai paesi limitrofi. il giorno della festa è diviso in due momenti: la mattina il quadro della Lavina viene portato dal Santuario alla Chiesa Madre accompagnato dalle bandiere di alloro, dai tamburi, dai bambini vestiti di bianco e dalle ragazze in abito rosso che reggono il palio azzurro. La processione serale invece riporta il quadro al santuario accompagnato dalle quattro confraternite con la partecipazione dell’amministrazione comunale il cui sindaco legge in piazza  l’atto di affidamento del paese.

 

EVENTI

SAGRA DEL ‘‘PIPI CERAMISI’’ E DEL ‘‘CAVATIEDDU ATTURRATU’’

Fine agosto. Durante le manifestazioni estive da non perdere è la sagra di questi due prodotti locali. Il Peperone, dolce o piccante, cresce in un territorio montuoso ma dal clima mite. Il terreno viene reso fertile con concime animale e viene lavorato con tecniche agricole tradizionali. Minimo è dunque l’impatto dell’attività dell’uomo sull’ambiente e, di conseguenza, la coltivazione dell’ortaggio risponde alla crescente esigenza di garantire un modello di vita sostenibile. La semina avviene all’inizio del mese di marzo. Le sementi, ricavate dal Peperone stesso essiccato al sole e conservato nei mesi invernali in luoghi bui e arieggiati, dopo essere estratte, vengono seminate in piccoli vivai. Quando nasce la seconda foglia, la piantina è pronta a essere trapiantata nei campi già lavorati dai coltivatori. Il Peperone richiede abbondante acqua. L’innaffiatura avviene infatti ogni due o tre giorni e l’acqua viene fatta passare in solchi lunghi e stretti che corrono lungo le piante e che garantiscono loro un terreno sempre fresco. La pianta del Peperone è alta dai 40 ai 50 cm, il frutto cresce immediatamente sotto le foglie ed è raccolto nel periodo estivo. Il Peperone ceramese ha la forma di un corno lungo dai 10 ai 15 cm e colore verde scuro con venature nere. L’ortaggio è depurativo e diuretico. Ha pochissime calorie (23 Kcal ogni 100 gr), perché costituito in larga parte da acqua (90% circa) ed è ricco di vitamina C, ottimo antiossidante e rassodante. Da non trascurare l’apporto di sali minerali, soprattutto potassio.

Il “Cavatieddu” è un biscotto casalingo, simile al savoiardo, realizzato con zucchero, uova e farina, la cui ricetta si tramanda di generazione in generazione. Cotto in forni a legna, ha una forma ovale e una lunghezza che varia dagli 8 ai 12 cm. Nelle fredde giornate invernali, viene consumato caldo, appena sfornato ma è ottimo anche inzuppato nel latte o nel tè. In occasione delle feste religiose locali è distribuito tra i “portatori” della “vara” e i fedeli in processione e imbevuto in bicchieri di buon vino rosso.          Il “Cavatieddu”, una volta indurito, viene nobilitato e caratterizzato in modo inconfondibile dal cosiddetto “Atturru”, trito di mandorle precedentemente abbrustolite o, in dialetto, “atturrate”, e cannella, con cui, il biscotto, precedentemente intinto in acqua calda e zuccherata, viene cosparso.           Come risulta evidente dagli ingredienti che lo compongono, si tratta di un prodotto alimentare assai semplice, povero e popolare. Povero perché nasce dalla valorizzazione di ingredienti tradizionali, base della cucina locale e contadina e facilmente reperibili, e popolare perché da generazioni è immancabile, in occasione di feste e di importanti ricorrenze, la presenza del dolce nelle tavole dei ceramesi.

GIORNATA DELL’ARTE

SAPERI & SAPORI TRA I COLORI D’AUTUNNO

Il 27 Ottobre data in onda" la manifestazione dei "Saperi & Sapori tra i colori d'autunno".
Cornice di questo evento è stato il quartiere  del "Purgatorio", coi suoi angoli retro' e piccole terrazzine dove tra un panino, una crêpe, una fetta di torte di stagione e un piatto di "gnucchitti" (pasta fatta in casa, bollita nel mosto -o nel vino- cosparsa di granella di frutta secca e aromi) la gente si è data appuntamento per riscoprire i "colori e i sapori di autunno".
Così, tra zucche, ricci di castagne e fichi d'india, trini e merletti, salottini d'epoca e "Scanni" e "conche", giradischi col disco in vinile che intonava note perse nel tempo e campanacci mossi dal vento, tra gli affaccendati gestori degli stand (associazioni ed esercenti) e i residenti, le vie si sono animate di odori e colori ed avventori.
Sicuramente di grande effetto le visite guidate nelle due Chiese del quartiere:
L' Abbazia di San Benedetto e la Chiesa di San Giuseppe e le anime del Purgatorio.
La prima, curata dall'Arciconfraternita di San Michele Arcangelo, ha riportato alla luce memorie di un tempo che fu: quello del Monastero Benedettino e delle suore che lo abitarono.
La seconda, a cura degli scout, ha fatto conoscere ai cittadini piccole chicche relative ad una Chiesa troppo spesso "dimenticata": le due statue -il Cristo alla Colonna e la Pietà - portate fino alla prima metà del XX secolo in processione il Venerdì Santo, l'antico fercolo sul quale la seconda domenica di Ottobre era portata in processione la statua in cartapesta di San Francesco fino all'apertura -per la prima volta al pubblico - della Cripta.

               

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